Conviene comprare casa nel 2018?

Chi è interessato a comprare casa quest’anno e non ha a disposizione un’ingente liquidità, dovrà per forza fare i conti con la situazione del mercato del credito. Vediamo se i tassi rimaranno ancora bassi e sarà, o meno, conveniente acquistare un immobile nel 2018.

A fare un bilancio sulla prevedibile situazione del mercato del credito in quest’anno appena iniziato è il portale MutuiOnline.it, il quale prevede condizioni abbastanza favorevoli per il mercato dei mutui, in linea con quanto successo negli ultimi anni. Una rassicurazione arriva direttamente dal presidente della Bce, Mario Draghi, che dopo la conferma del prolungamento del Quantitative easign, ha dichiarato “ci attendiamo che i tassi rimangano su livelli pari a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo”.

Ulteriore conferma viene da Roberto Anedda, direttore marketing di MutuiOnline.it, secondo il quale non c’è all’orizzonte un probabile aumento del costo del denaro.”l mercato dei mutui – dice Anedda – non avrà volumi particolarmente rilevanti, così come il mercato delle compravendite, continuando a crescere con una struttura positiva ma in un orizzonte di lungo termine e con numeri e ritmi adatti a un mercato più riflessivo, di conservazione del valore del capitale”.

Ma come saranno i mutui a tasso fisso e variabile? Per quanto riguarda i fissi, MutuiOnline.it prevede che per l’intero 2018 le migliori offerte no si discosteranno da quelle attuali, con valori inferiori al 2%. Per quanto riguarda il tasso variabile, le migliori offerte partono dall’1,65%. Ma il consiglio è monitorare sempre le proposte della banche.

Inoltre bisogna sempre tenere a mente il loan to value da richiedere alle banche: a loan to value più basso corrisponde un minor rischio a carico della banca e uno spread minore applicato al finanziamento. Importante è anche la durata del finanziamento: sulle durate brevi è il tasso variabile a farla da padrone, perché al riparo da futuri aumenti del tasso di interesse.

 

articolo visto su Idealista.it

Qual è la responsabilità professionale dell’agente immobiliare?

Quando si può imputare all’agente immobiliare una responsabilità per il proprio operato in relazione alla conclusione di un affare? 

Ricordiamo che quella di agente immobiliare è una particolare tipologia di agenti di affari in mediazione che – oltre che nel codice civile – trovano una propria disciplina nella legge n. 39 del 1989 e nelle successive norme integrative e modificatorie della medesima.

Si badi: la responsabilità dell’agente immobiliare non è solamente quella connessa alle conseguenze derivanti dalla conclusione di un affare, ma anche quella riconducibile alla mancata conclusione di un accordo in ragione della propria condotta.

Di entrambe queste ipotesi, nella sostanza, si occupa il primo comma dell’art. 1759 del codice civile, a mente del quale il mediatore (e quindi nello specifico anche l’agente immobiliare) è tenuto a comunicare alle parti «le circostanze a lui note, relative alla valutazione e alla sicurezza dell’affare, che possono influire sulla conclusione di esso».

Com’è evidente la norma può trovare applicazione tanto nelle ipotesi in cui l’affare si è concluso tanto nella circostanza opposta, ovvero quanto l’affare non è andato in porto.

Ciò che l’agente deve comunicare sono tutte le circostanze in grado d’incidere sulla valutazione e sicurezza dell’affare.

Che vuol dire valutazione e sicurezza dell’affare?

Se si sta vendendo un terreno che sarà oggetto di parziale futura espropriazione in ragione della realizzazione in zona di un’opera pubblica, è evidente che tale circostanza debba essere comunicata.

Se in un’abitazione la veranda presente non è stata oggetto di condono, è evidente che il potenziale acquirente debba essere messo a conoscenza del fatto; idem per ciò che concerne la esistenza – o meno – del certificato di agibilità.

Condizione essenziale per il rimprovero – inteso nel senso giuridico del termine – dell’agente immobiliare è che le circostanze non comunicate siano a lui note.

La notorietà delle circostanze è quindi dirimente ai fini della possibile valutazione della responsabilità dell’agente immobiliare.

Quando un elemento inerente all’affare può dirsi noto all’agente immobiliare? Evidentemente quando si può dare prova che lo stesso ne avesse conoscenza.

La diligenza dell’agente immobiliare

Fino a che punto ci si può spingere nel rimproverargli che ne avrebbe comunque potuto avere conoscenza?

Detta diversamente: quale è la misura della diligenza da richiedere all’agente immobiliare e quindi che si andrà a valutare nel caso di controversia?

Come sempre in questi casi, è utile volgere lo sguardo all’opera della giurisprudenza.

Al riguardo è stato affermato che, può essere affermata la responsabilità del mediatore in ragione dell’omessa «informazione del promissario acquirente sull’esistenza di una irregolarità urbanistica non ancora sanata relativa all’immobile oggetto della promessa di vendita, della quale il mediatore stesso doveva e poteva essere edotto, in quanto agevolmente desumibile dal riscontro tra la descrizione dell’immobile contenuta nell’atto di provenienza e lo stato effettivo dei luoghi» (Cass. 16 luglio 2010 n. 16623).

Tale circostanza, si legge nella sentenza appena citata legittima il promissario acquirente a non versare la provvigione che sarebbe spettata al mediatore.

Naturalmente il principio va applicato guardando caso per caso: difficile poter ipotizzare una esclusiva responsabilità del mediatore laddove la difformità urbanistica sia tale da potere essere conosciuta anche da un compratore non esperto.

In ogni caso ciò non esime il mediatore, come si suole dire per scrupolo (in termini giuridici, per la dovuta diligenza professionale), dal reperimento di tutte le informazioni utili nell’ottica dell’affare.

È stato poi anche affermata la responsabilità del mediatore che non ha comunicato alle parti l’esistenza di iscrizioni e trascrizioni pregiudizievoli per l’affare (Cass. 14 luglio 2009 n. 16382), sebbene tale conclusione sia tutt’altro che unanime (Cass. 7 luglio 2009 n. 15926)

articolo scritto dall’avvocato Alessandro Gallucci di condominioweb

Prezzi delle case, Istat: “Nel III trim 2017 calo dello 0,8%, -15,2% dal 2010”

Nel terzo trimestre 2017, secondo le stime preliminari dell’Istat, i prezzi delle abitazioni in Italia sono diminuiti dello 0,8% rispetto allo scorso anno. Un dato dovuto al ribasso dei valori delle case già esistenti (-1,3%), mentre gli immobili nuovi salgono dello 0,6%. Dal 2010 si è registrata una flessione di oltre il 15%.

Se si analizzano i dati delle abitazioni con rispetto al trimestre precedente, si registra una diminuzione dello 0,5% rispetto al trimestre precedente; il ribasso congiunturale dei prezzi si deve interamente alle abitazioni esistenti che si riducono dello 0,7% mentre quelle nuove registrano un incremento pari a +0,3%.

Su base annua persiste la diminuzione dei prezzi (-0,8%), che si accentua rispetto al trimestre precedente (era -0,2%). La flessione tendenziale e il suo ampiamento sono imputabili esclusivamente ai prezzi delle abitazioni esistenti (-1,3%, da -0,5% del secondo trimestre 2017), mentre quelli delle abitazioni nuove salgono dello 0,6% (da +0,3%). Pertanto, il differenziale tra la variazione tendenziale dei prezzi delle abitazioni esistenti e quella dei prezzi delle abitazioni nuove si conferma negativo e si amplia portandosi a -1,9 punti percentuali (da -0,8).

L’andamento dal 2010 dei prezzi delle case

Rispetto alla media del 2010, primo anno per il quale è disponibile la serie storica dell’Istat, nel terzo trimestre 2017 i prezzi delle abitazioni sono diminuiti del 15,2% (-2,0% le abitazioni nuove; -20,5% le esistenti). Il calo dei prezzi delle abitazioni è contestuale alla crescita dei volumi di compravendita per il settore residenziale, la cui ampiezza si riduce però per il quinto trimestre consecutivo. Infatti, secondo i dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, nel terzo trimestre 2017 il numero di unità immobiliari residenziali scambiate aumenta dell’1,5% rispetto allo stesso trimestre del 2016, registrando così il tasso di crescita tendenziale più contenuto dal secondo trimestre 2015 e dopo il picco del secondo trimestre del 2016 quando fu pari a +23,2%.

Articolo visto su Idealista.it